mercoledì 30 maggio 2012

Quando il cuore si spezza come la terra




"Devi essere fatalista!" e "Ehhhhhhh hai paura tu che sei stata in Giappone!" Ecco le frasi che mi sento ripetere più spesso in questi giorni. Eppure il fatalismo non mi serve per combattere il senso di impotenza che mi pervade quando sento scosse così forti da farmi girare la testa, nè essere stata in Giappone mi aiuta a sentirmi più al sicuro. E' vero, sono stata a Tokyo il mese dopo la tragedia di Fukushima e ho sentito un paio di scosse del 7° grado, o giù di lì, ma la differenza è abissale. Intanto essendo là in viaggio, l'unica cosa che devo mettere in salvo è me stessa. Se riesco a sopravvivere io, ho la consapevolezza di avere le mie cose sane e salve in un altro paese dove posso tornare ed essere al sicuro. Inoltre vivere un terremoto in Giappone significa viverlo in un luogo in cui gli edifici sono altamente anti-sismici, dove sono state messe a punto strategie tali da garantire alla popolazione il minimo dei danni.
Qui è diverso. Non solo perché siamo ad una manciata di chilometri dall'epicentro ma perché fino al 19 maggio la Pianura Padana era classificata una zona a basso rischio sismico e quindi le case non sono state studiate per reggere a lungo a sollecitazioni simili.
La prima scossa, quella che mi ha tirato giù dal letto alle 4 di notte, mi ha spaventato. Le scosse più deboli, quelle che hanno definito di assestamento, mi inquietavano ma pensavo facessero parte dello sciame sismico successivo alla forte scossa e che pian piano sarebbero diminuite. La forte scossa delle 9, più forte della prima, di ieri mattina mi ha colto del tutto impreparata. Le due scosse delle 13 di pari potenza mi hanno gettato completamente nel panico.
Paura. Un termine che racchiude in sé tante emozioni che variano da persona a persona. Io non ho paura di morire. Quello sarebbe il meno. Ho paura di perdere la mia famiglia, di sentirmi crollare i muri addosso, di veder distrutte tutte le mie cose, di perdere la casa, di perdere i miei animali. Ma di morire no.
Dopo le prime scosse ho continuato a vivere la mia vita normalmente, continuando a fare quello che facevo prima. Ho continuato anche coi miei modellini e l'altro giorno avevo anche cominciato a fare una nuova cosa in Fimo. Mi piace creare. Vedere qualcosa che nasce sotto i tuoi occhi, avere la consapevolezza di averlo creato tu mi riempie di gioia.

Eppure ieri qualcosa si è spezzato.

Ero appena arrivata al lavoro quando ci sono state le due forti scosse delle 13. Seppur al piano terra, la struttura ha cominciato a sussultare violentemente. Conti i secondi mentre speri che smetta. I secondi sembrano minuti, il tempo si dilata e la mente riesce a farti scorrere davanti agli occhi l'immagine di tutto ciò che hai di più caro. E' un tiro alla fune tra il terremoto che ti vuole portare via tutto e tu che invece te lo vuoi tenere. Milky, Beauty e Joey erano chiusi in casa da soli e io non ero lì per proteggerli, per portarne in salvo almeno uno. E' stato in quel momento che la paura più profonda si è impossessata di me, portandosi via la mia quotidianità. 
Rientrata a casa, dopo aver constatato che non c'erano stati danni, ho cominciato a mettere via tutto. Come in uno stato di trance ho messo via i modellini, gli attrezzi, i colori, l'aerografo, il compressore. Senza neanche rendermene conto avevo deciso che per un po' non mi sarei più dedicata a quell'hobby. Che senso ha mettere tanto impegno in una cosa, se poi una scossa di terremoto ti può distruggere tutto? 
Adesso voglio solo stare seduta ad aspettare. Aspettare una scossa ed essere pronta. Aspettare che tutto finisca. Illogico? Irrazionale? Impossibile? Tutte queste ma al momento non ho voglia di fare altro.
Poi ho cominciato a piegare vestiti e a preparare lo zaino, perché io in casa ieri notte non avrei dormito. La mia intenzione era quella di montare la tenda in giardino ma poi ho ceduto alle insistenze di mia madre e abbiamo deciso di dormire da lei. Abita in una villetta al piano terra, dove si fa molto presto ad infilare la porta e a trovarsi all'aperto! Non ho dormito però più di 4 ore. Forse al piano terra le oscillazioni non sono così forti come al terzo piano ma ho sentito tutta notte la terra fremere, come attraversata da un'onda invisibile che la fa muovere e oscillare.
Tornata a casa questa mattina presto, appena ho varcato la porta di casa mi sono sentita pervadere da un senso di soffocamento. Probabilmente perché durante le principali scosse ero in casa, fatto sta che quello che per me è sempre stato un rifugio sicuro, adesso la sento come una trappola. Non solo perché potrebbe     crollarmi addosso ma proprio perché quell'amore che riverso sulle cose adesso mi si sta ritorcendo contro, facendomi percepire la possibilità di perdere tutto un aspetto ancor più terribile della morte.

Perché, ora come ora, la morte è ciò che fa meno paura.



2 commenti:

  1. Chiara,mi spiace davvero tanto :(
    ho letto il tuo post tutto d'un fiato e mi sono sentita inutile. Io che mi sono spaventata a morte,ma che sono lontana km dall'epicentro. Io che ho paura,ma non riesco a capire davvero cosa voglia significare questa parola.
    Oggi pensavo che non sono le scosse a farmi paura,ma la possibilità che la casa (o l'ufficio) mi inghiotta. E mi inquieta sentire viva la terra sotto i piedi ,quandi si è più portati a crederla inanimata.
    Ti abbraccio forte,per quel che può servire...

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    1. Cara Gianduiotta! Grazie per le parole di supporto ma in realtà neanch'io posso capire bene cosa significhi trovarsi nella vera disperazione. La zona colpita, quella che noi chiamiamo "la bassa", è lontana una trentina di chilometri da Modena. Noi abbiamo sentito le fortissime scosse ma fondamentalmente non abbiamo subito gravi danni. Di sicuro, però, quando è così vicino e colpisce parenti e amici fa davvero molta più paura. Speriamo che questa situazione si stabilizzi presto.

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