lunedì 9 gennaio 2012

Considerazioni generali

Fino a due anni fa ritenevo il Giappone un sogno che non sarei riuscita a realizzare tanto facilmente. Come tanti lo vedevo come il paese in cui avrei voluto vivere e lavorare. Un posto in cui anime e manga erano considerati arte e non prodotti per bambini. Insomma, il paradiso in terra!
Non avevo mai seriamente pensato di comprare un biglietto e partire. Quando avevo 20 anni, un biglietto per il Giappone costava 3 milioni di lire: una cifra eccessivamente elevata!
Quando i costi dei voli intercontinentali sono diventati più abbordabili, io avevo il mutuo della casa, due gatti, un cane e abitavo da sola.
Poi a volte le cose cominciano a girare. Cambiano. I tasselli si incastrano nel modo giusto. Ed ecco che trovi la persona della tua vita, che guarda caso anche lei ama il Giappone, gli anime e i manga. E questa persona ha un amico che sta lavorando temporaneamente a Tokyo e che dice "perchè non mi venite a trovare?". E poi al lavoro, dove fino all'anno prima le ferie si erano potute fare solo in agosto e a Natale, ora si possono fare anche in altri periodi. Ed ecco che quel portone che era sempre stato sprangato, d'improvviso si spalanca e la strada dorata che porta al Giappone è finalmente percorribile.
Un po' come Alice che, troppo grande per passare dalla porticina, osservava Wonderland attraverso il buco della serratura!

Ora, io non so quale sia stato il mio biscotto magico, fatto sta che, all'alba del 2012, sono andata e tornata dal Giappone 3 volte e ogni volta tornavo dal viaggio con un'opinione molto diversa da quella che avevo prima di conoscere questo paese.
Non dico che ora io ne abbia una brutta opinione, intendiamoci, dico solo che il Giappone è una realtà incredibilmente complessa, fatta di regole non scritte ma da tutti rispettate, di tradizioni che si intrecciano con le innovazioni, di gerarchie sociali, di livelli di linguaggio e di vite vissute per il bene della comunità.
Dicendo questo non mi voglio spacciare per una profonda conoscitrice del Giappone, anzi. Le mie sono solo riflessioni di come stia cambiando la mia opinione su questo paese man mano che vengo sfiorata dalla sua realtà.
Ne sono ancora affascinata ma la mia visione è molto più disincantata di com'era qualche anno fa.
Prendiamo per esempio la scuola che noi tutti conosciamo attraverso gli anime. Sembra davvero una realtà incredibile che noi tutti vorremmo vivere: divise super-carine, borse tutte uguali personalizzate da pupazzetti, club doposcuola, festival scolastici, bento consumati con le amiche sotto i ciliegi in fiore e tutto questo pensando che il loro percorso scolastico sia uguale al nostro. Eppure non è così. Il Giappone è uno dei paesi col più basso tasso di analfabetismo al mondo ma col più alto tasso di suicidi già in età scolare. Questo proprio perchè il loro percorso di studio è incredibilmente severo e impegnativo. Ho letto un libro l'anno scorso proprio in merito a questo argomento e ho scritto questo post sul sistema scolastico giapponese.
Durante l'ultimo viaggio, invece, ho comprato un altro libro intitolato Salaryman in Japan. Se si sogna di abitare in Giappone bisognerà pur lavorare e allora ecco una descrizione di quella che è la vita lavorativa tipo di un collettobianco. Personalemente riesco a leggerne una pagina al giorno perchè mi risulta quasi impossibile credere che si possa vivere così! Ma a tal riguardo scriverò un post a parte!

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