giovedì 16 giugno 2011

All around Tokyo

Sabato 16, Domenica 17 e Lunedì 18 Aprile

Ultimi tre giorni dedicati ai giri senza meta e agli acquisti di cose addocchiate nei giorni precedenti.
Purtroppo il fattore spazio nelle valigie incide parecchio su ciò che si vorrebbe comprare ma che non si sa dove mettere!
Come l'anno scorso eravamo partiti con due valigie enormi praticamente vuote e una borsa a tracolla come bagaglio a mano. Le valigie, pesate insieme, arrivavano a 35kg solo perchè erano piene di bottiglie d'acqua e cibo! Al rientro la roba nelle valigie era stipata e i bagagli a mano, magicamente trasformatisi in due borsoni, rigonfi al massimo! Il mio si è perfino incastrato nel tunnel della macchina a raggi X dell'aeroporto!
Ad ogni modo abbiamo girato un po' tutti i quartieri a noi più cari, come Ueno, Tokyo, Shinjuku, Shibuya, Akihabara e Nakano ed è proprio a Nakano che è accaduto "il fattaccio"!
Nakano Brodway: stiamo girando per i vari negozi, quando arriviamo davanti alla vetrina della Mandrake dove per la prima volta vidi la bacchetta di Creamy. I prezzo era rimasto invariato, dopo essere stato aumentato magicamente (d'altronde è una bacchetta magica: cos'altro ci si potrebbe aspettare?!!!!) da un giorno all'altro, ma, sempre magicamente, era comparso nella confezione il certificato di autenticità col numero di serie! Ok, stiamo parlando di un pezzo di carta con un numerino attaccato sopra, ma i collezionisti saranno d'accordo con me nel dire che quel certificato dà comunque un valore aggiunto all'oggetto. Allora perchè io avevo pagato la stessa cifra per una bacchetta senza certificato?!! Sempre col naso attaccato alla vetrina, ho cercato di autoconvincermi che in fondo era la bacchetta a contare ma non ne ero del tutto convinta! E' stato un pensiero costante per tutta la giornata, fino a quando non abbiamo deciso di tornare, con la bacchetta, al Mandarake di Shibuya a far valere le nostre ragioni. Più facile a dirsi che a farsi!
Già perchè, alla domanda "does anybody speak English?", i sei commessi dietro al bancone si sono guardati tra di loro con espressione atterita, come se avessi aperto la giacca e avessi urlato "I have a bomb!". Fortuna ha voluto che in giapponese serial number fosse "seriaa nambaa" (il katakana continua a lasciarmi perplessa per la sua assurdità...) e una ragazza ha finalmente capito di cosa volessi parlare! Ha composto un numero di telefono e mi ha messo in comunicazione con un ragazzo che parlava perfettamente inglese e al quale ho potuto spiegare la faccenda. E' stato gentilissimo e mi ha detto di raggiungerlo al Mandarake di Nakano Brodway che mi avrebbe consegnato il certificato. Hanno sicuramente deciso di darmi quello nella bacchetta vista il giorno prima, perchè una volta arrivati là era scomparso!
Se devo essere sincera mi sono sentita "un'italiana rompicoglioni" ma a mia discolpa posso dire che la mia richiesta è stata comuqnue molto garbata. Nel senso che, nel caso in cui, non mi avessero dato il certificato, io avrei ringraziato e sarei uscita con la mia bacchetta senza fare storie. E', allo stesso tempo, natura intrinseca dei giapponesi farsi in quattro per soddisfare il cliente e anche in questo contesto non si sono smentiti. Avrebbero potuto approfittarsi del fatto che io fossi straniera e non parlassi la loro lingua ma così non è stato. Anzi, si sono adoperati al massimo per accontentarmi. Il ragazzo col quale ho parlato inglese ci ha accolti in modo gentilissimo: ci ha subito porto il suo biglietto da visita facendo un inchino e scusandosi per il disguido. Solo in un secondo momento ho scoperto essere il direttore marketing della Mandarake! Ad ogni modo, dopo tanti patimenti, sono la fiera proprietaria della bacchetta e del suo certificato!

Sempre restando in tema Creamy, sono riuscita anche a trovare il CD Magical Angel Creamy Mami Official Tribute Album, uscito a febbraio ma già introvabile ad aprile. Lo avevo cercato perfino ad Osaka senza esito positivo. In Giappone, purtroppo, o sei lì quando una cosa viene messa in vendita o non la trovi più. Oppure la trovi ma già con un prezzo da collezionismo.
Questa è la copertina del CD

Gli ultimi tre giorni sono passati in fretta. Lunedì sera abbiamo chiuso i bagagli, pronti per lasciare l'hotel alle 6 del mattino alla volta di Narita. Dopo 15 giorni, ero anche contenta di tornare a casa. Per quanto sia stato un viaggio incredibilmente bello, la nostalgia cominciava a farsi sentire. Purtroppo è sempre stato un po' un mio handicap anche se col tempo sono migliorata: anni fa non riuscivo a stare lontana da casa per più di 4 giorni!
Con oggi si conclude la parentesi Tokyo ma vorrei aggiungere solo un'ultima cosa.
Qualche giorno fa, abbiamo avuto il risultato delle analisi dei nostri dosimetri (ne ho parlato nelle ultime righe di questo post) e il radioprotezionista ci ha detto che abbiamo assorbito un quantitativo di radiazioni base, quello che si assorbe, cioè, nella normale vita quotidiana. Tenendo presente che stando in aereo il livello di radiazioni che si assorbe sale notevolmente, bisogna ammettere che quello che si è letto nei giorni succesivi al dramma di Fukushima era vero: le radiazioni a Tokyo erano più basse di quelle di Roma! (Mi riferisco a questo articolo del Corriere della Sera). Ora, io ho volutamente riassunto il concetto in una frase abbastanza semplicistica per non addentrarmi troppo in un discorso che non sarei in grado di padroneggiare ma per rassicurare chi magari è ancora indeciso se partire o meno. Purtroppo la situazione di Fukushima è ancora grave e ancora lontana da una soluzione ma i risultati dei nostri dosimetri hanno confermato che l'aria di Tokyo non è contaminata. L'ARIA. L'acqua, invece, necessita di valutazioni diverse. E non parlo di acqua da bere, che sono convinta essere sottoposta, da parte dei giapponesi, a rigorosi controlli, ma dell'acqua del mare da cui proviene il pesce. Noi di sicuro non abbiamo corso il rischio di contaminarci dato che non ci piace il pesce! Meglio così, se no sarebbe stato un vero sacrificio non poter mangiare sushi nella terra del sushi!

giovedì 9 giugno 2011

Odawara, Shizuoka e Bandai Hobby Center

Circa tre anni fa, una mia amica, cha lavora alla Tetra Pak, mi aveva messo in contatto con la moglie di un suo collega giapponese. Questa famiglia, all'epoca, era appena arrivata in Italia per necessità lavorative del marito. Io e mayumi ci siamo quindi conosciute e abbiamo iniziato una specie di scambio interculturale: lei insegnava giapponese a me e io insegnavo italiano a lei! Ci siamo incontrate i mercoledì di ogni settimana fino ad aprile scorso, quando, scaduto il contratto di Daisuke, si sono ritrasferiti ad Odawara, vicino a Shizuoka.
Io e Mayumi avevamo già programmato di incontrarci nella loro città ma, in seguito al terremoto, le avevo comunicato la nostra decisione di cancellare il viaggio. Così, l'ultimo incontro è stato un trionfo di pianti e abbracci, consapevoli del fatto che non ci saremmo riviste tanto presto.
Le cose, invece, sono andate diversamente e siamo partiti ma io ho aspettato di arrivare a Tokyo prima di dirle che eravamo in Giappone!

Venerdì 15 aprile

Ad ormai una manciata di giorni dal rientro in Italia, siamo andati a trovare Daisuke, Mayumi e le bimbe ad Odawara.
Per non rubare loro un'intera giornata, poichè ancora molto occupati con il trasloco, abbiamo deciso di passare insieme a loro solo la mattinata e di spostarci nel pomeriggio a Shizuoka per visitare il Bandai Hobby Center.
L'incontro con Mayumi alla stazione di Odawara è stato molto divertente! Chi ci ha viste deve aver pensato che non ci vedessimo da secoli quando invece ci eravamo salutate solo 2 settimane prima! Ma dopo aver rischiato di non poter partire, la gioia di essere lì era tanta!
Daisuke e Mayumi sono stati davvero dei padroni di casa eccezionali e hanno voluto averci come loro ospiti per tutto quanto.
Ad Odawara c'è un bellissimo castello, pur non essendo, forse, uno dei più famosi.
Si trova all'interno di un meraviglioso parco di sakura, circondato da un fossato.
Per entrare si attraversa questo ponte

ci si addentra nel parco e in cima alla collinetta ci si trova ai piedi del castello


Il castello è visitabile a pagamento. I primi tre piani ospitano un museo di armature, spade e costumi giapponesi. All'ultimo piano, invece, si esce sul terrazzo e si può godere di una vista a 360° sulla città, sulle montagne e sul mare.

Terminata la visita al castello, ci siamo diretti verso il mare per fare una passeggiata sulla spiaggia.
Questa è l'autostrada che costeggia il mare e passa per Odawara. Daisuke mi ha detto che da marzo è stato introdotto il pagamento del pedaggio per raccogliere i fondi per i danni causati dal terremoto.


Le vie del centro, invece, a commemorazione delle vittime dell'11 marzo erano decorate con questi palloncini (purtroppo il cielo si era rannuvolato molto e le foto sono venute molto scure)


Arrivata l'ora di pranzo, ci siamo fermati in un ristorantino in centro, dove, per la prima volta (se escludiamo la ramenya di Akihabara!) ho mangiato cibo giapponese! L'esperienza non è stata delle migliori! A quanto pare si trattava di un ristorante che voleva conservare le sane tradizioni giapponesi in quanto ci siamo dovuti togliere le scarpe per accedere alla sala, i tavoli erano bassi e, al posto delle sedie, c'erano i cuscini. Allora, posso capire che ci si debbano togliere le scarpe per entrare in casa, in modo da tenere i pavimenti più puliti, ma in un luogo pubblico (soprattutto coi tavoli bassi!) non lo condivido molto. Inoltre il bagno presente nella sala era accessibile solo senza scarpe e, mi dispiace molto, ma non ci sono entrata neanche morta!
Per noi hanno ordinato Daisuke e Mayumi, i quali, conoscendo i nostri gusti, hanno evitato il pesce e preferito il pollo. Edamame, zuppa di miso, yakitori e uno strano pentolino rivestito in legno contenente riso e pollo sbriciolato. Il tutto accompagnato da tè verde bollente. Ma a voi il tè verde piace?!!! Per me ha un sapore ed un odore orrendo che mi ricorda tanto la pipì di gatto!
E' stato un pranzo un po' sofferto, soprattutto a metà, quando con le gambe completamente anchilosate, non sapevo più in che posizione mettermi.
Vogliamo poi parlare delle bacchette?! Va bene che i giapponesi le sanno usare benissimo, ma vogliamo mettere con la comodità di forchetta, coltello e cucchiaio?!! Come si può concepire di TAGLIARE con le bacchette?! O di INFILZARE?!! Avrò fatto la figura dell'italiana, ma io ho chiesto una sana e comoda forchetta! Almeno quella.....!

Alle 2 è arrivato il momento dei saluti e con esso la consapevolezza che effettivamente questa volta sarebbe passato davvero molto tempo prima di rivederci e, saliti sullo Shinkansen, ci siamo lasciati Odawara alle spalle alla volta di Shizuoka e del Bandai Hobby Center.
Presso questo centro vengono progettati e prodotti i modellini da montare. A differenza di quello che si può subito pensare, questa attività non viene svolta in Cina ma è stata mantenuta in Giappone, all'interno di una struttura altamente ecologica. Infatti è completamente alimentata dai pannelli solari che ricoprono un'intera facciata dello stabilimento e l'acqua piovana raccolta e riutilizzata.
La cosa bella è che questa sede Bandai ed il processo di produzione sono visitabili in giorni prestabiliti e pubblicati sul sito. E' sufficiente seguire le istruzioni e se si viene estratti si può assistere al miracolo! Peccato però che nel periodo in cui siamo andati noi, tutte le visite fossero state sospese, fino a data da destinarsi, per ovvi motivi. Sarà per la prossima volta!
Abbiamo comunque deciso di raggiungere il Bandai Hobby Center anche solo per vederlo da fuori.
Raggiungerlo è molto semplice: scesi alla stazione di Shizuoka, bisogna prendere la metro (sempre JR) e scendere a Higashi Shizuoka. Presso quella stazione c'è una sola uscita quindi non ci si può sbagliare, inoltre la Bandai è visibile già dalla stazione, dall'altra parte della strada.
Questo è l'ingresso

e dalle porte chiuse siamo riusciti a vedere questo





Facendo il giro dietro si può vedere il magazzino e tutti gli scatoloni contenenti modellini pronti per essere spediti!


lunedì 6 giugno 2011

Ikebukuro, Shibuya e bacchetta di Creamy

Sto effettivamente perdendo la concentrazione sul resoconto del viaggio, perché, com'è mia consuetudine, la mia attenzione è già rivolta ad altri progetti. Comunque manca ormai poco al termine del viaggio quindi cercherò di non procrastinare oltre!
Tra l'altro vedo che ci sono sempre tante persone che leggono i miei post ed immagino siano tutti appassionati del Giappone o di anime. Mi farebbe piacere se ogni tanto mi lasciaste un commento anche con vostre esperienze o impressioni su un luoghi visitati!
Detto questo, riprendiamo!

Giovedì 14 Aprile

Ormai i luoghi che avevamo in programma di visitare li avevamo visitati, quindi abbiamo lasciato gli ultimi giorni ai giri stile "và dove ti porta il cuore"!

Quel giorno il cuore ci ha portati ad Ikebukuro a visitare il Sunshine60.
Il Sunshine è un grattacielo di 60 piani sulla cui sommità è situato un osservatorio. Nell'anno del suo completamento, il 1978, questo grattacielo, con i suoi 240m d'altezza, era il più alto di tutta l'Asia e lo è stato di Tokyo fino a quando non è stato superato dal Metropolitan Governement Building.

Il Sunshine60 fa parte di un complesso chiamato Sunshine City, che ospita uffici, negozi e attrazioni varie come un acquario, un plaentario , un museo e perfino un parco divertimenti della Namco. Una vera e propria città nella città.
Nonostante le scosse avvertite nei giorni precedenti, abbiamo comunque deciso di salire fino all'osservatorio. In fondo se l'edificio aveva retto al terremoto dell'11 marzo, avrebbe resistito anche con le scosse di assestamento successive, no?! Forse, però, in pochi la pensavamo così dato che ad ammirare la città dall'alto c'eravamo solo in 4!! E, detto tra noi, meglio che in quel lasso di tempo non ci sia stata nessuna scossa perché non oso immaginare quanto si possa oscillare al 60° piano!!! ^_^'
L'ascensore che sale fino all'osservatorio è esclusivamente adibito a quello scopo e non fa quindi fermate intermedie. Io ero impreparata allo spettacolo a cui avrei assistito e non ho fatto in tempo a fare alcuna ripresa di quel breve ma incredibile "lancio"!
All'apparenza sembrerebbe un ascensore normale ma quando le porte si chiudono, le luci si spengono e il soffitto si accende a ricreare la volta celeste mentre le pareti si illuminano di un blu e le immagini dei segni zodiacali si susseguono man mano.
Quando mi sono resa conto di questo, ho acceso la macchina fotografica ma dato che ha dei tempi biblici di accensione, sono solo riuscita a scattare questa foto che è completamente scentrata! Però almeno si capisce un po' l'ambientazione!


Sul pannello dei comandi c'era un display che mostrava la velocità dell'ascensore. Il picco è stato raggiunto circa a metà corsa ed era di 600 m/sec.
Già in aprile, a causa dell'umidità e dello smog, la visibilità è molto scarsa quindi non si riesce a godere di un bel panorama. Ci si può però rendere conto di come a Tokyo venga sfruttata anche la sommità degli edifici!

Su questa scuola c'è una piscina

Sul tetto dei magazzini Tobu c'è allestito una specie di palco o bar


Sul tetto del Labi un campo da tennis con tavolini e ombrelloni


L'acquario era chiuso per manutenzione ma un giro in un altro spettacolare ascensore non si può certo rifiutare!
Le pareti esterne

Le porte interne dell'ascensore


Le pareti con piccoli schermi LCD con filmati di pesci

Nel tornare indietro ci siamo fermati a Shibuya per fare un giro alla Mandarake. Tra tutti quelli sparsi per Tokyo, quello di Shibuya è, secondo me, il più fornito ed interessante dal punto di vista shojo (insieme a quello di Akihabara).
Ed ecco infatti che al Mandarake di Shibuya vedo esposta la bacchetta di Creamy e, dato che ormai era divenata un'ossessione, ho chiesto al commesso di poterla vedere da vicino ma, una volta presa in mano, nessuno è più riuscita a togliermela e l'ho dovuta comprare!!!
La sera, in albergo, l'ho rimirata a lungo ignara del fatto che pochi giorni dopo avrei dovuto riportare quella stessa bacchetta nel negozio in cui l'avevo comprata!