lunedì 2 maggio 2011

Intervallo

Il sistema scolastico giapponese

Il percorso scolastico giapponese è uno dei più impegnativi e rigidi del mondo.
Di sicuro in tanti si sentiranno affascinati da questa realtà in quanto amanti dei cartoni animati. Il fascino delle uniformi alla marinaretta, le attività extra-scolastiche, le cerimonie, gli obento consumati in classe con gli amici o sotto un sakura fiorito.
Ma dietro a tutto questo ci sono tanti sacrifici e impegno, senza contare che in dodici anni di istruzione primaria e secondaria, uno studente giapponese trascorre in classe tante ore quante ne trascorre in media uno studente italiano in 14.
Il sistema in uso è il 6-3-3-4. L'anno scolastico, che coincide con quello fiscale, inizia il 1° aprile e termina il 31 marzo.
A 6 anni comincia l'istruzione obbligatoria, che dura 9 anni: 6 nella scuola elementare (小学校 shougakkou) e 3 in quella media (中学校 chuugakkou).
Dopo aver terminato il ciclo di studi obbligatori quasi tutti gli studenti decidono di iscriversi alla scuola superiore (高等学校 koutougakkou), sottoponendosi per la prima volta alla stressante esperienza degli esami di ammissione. Accedere alla scuola superiore, infatti, non è affatto semplice né tanto meno automatico: oltre a superare brillantemente una prova scritta, è necessario avere un ottimo curriculum.
Dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore, gli studenti sono in possesso del primo requisito necessario per accedere all'università (大学 daigaku). L'ammissione, comunque, non è automatica, ma è basata su una selezione meritocratica e dipende dall'esito degli esami d'accesso e dal curriculum personale.
Le dure selezioni a cui gli studenti sono chiamati a sottoporsi a 15 e a 18 anni, per poter accedere rispettivamente alle superiori e all'università, rappresentano ancora oggi un evento fondamentale nella vita. Poichè dall'esito di queste due prove dipendono le prospettive lavorative e le possibilità di realizzazione in campo professionale di un'intera esistenza, è inevitabile che la competizione sia fortissima e che quindi siano vissute con grande tensione, tanto da essere note col termine 試験地獄, shiken jigoku, ossia "esami infernali".
Le università, distinte le une dalle altre per selettività ed efficienza didattica, sono ordinate secondo una precisa gerarchia che, pur essendo informale, è ben nota a tutti. Uno dei vantaggi delle scuole pubbliche di alta qualità è quello di costare molto meno rispetto a quelle private (poco selettive e di scarsa qualità, per le quali è sufficiente potersi permettere il pagamento della retta). In effetti mantenersi gli studi in università di grande prestigio non richiede di per sé grandi sforzi economici. Il discorso cambia se si pensa che per superare i test di ammissione in istituiti di tale livello gran parte degli studenti ricorre a lezioni supplementari in scuole private pomeridiane e domenicali. L'intero costo della preparazione privata necessaria per accedere alle università pubbliche con la migliore reputazione non si può certo definire economico.
I diplomati delle scuole superiori che falliscono l'ammissione alle università desiderate spesso scelgono di trascorrere l'anno successivo studiando per riprovarci, e ad essi ci si riferisce col termine 波人, ronin. Letteralmente i due kanji si traducono con "uomo onda", ma il termine veniva utilizzato per indicare i samurai senza padrone.

Nessun commento:

Posta un commento