sabato 23 aprile 2011

La tragedia

Venerdì 11 marzo 2011
Era un venerdì apparentemente come tanti altri. Mi sono alzata verso le 8 e ho portato giù Milky. Mentre aspettavo pazientemente sulla panchina che lui facesse il suo giretto, pensavo a quello che avrei dovuto ancora preparare per il viaggio. Gli Yen da prenotare, i giorni da pianificare... A 23 giorni dalla partenza c'era ancora molto da fare. Poi sono tornata su, ho acceso il pc e ho letto della scossa di terremoto che aveva appena colpito il Giappone. Sul momento non avevo capito la gravità della cosa perchè ricordo di aver pensato: "Strano che una scossa faccia notizia: il Giappone è abituato al terremoto!" Ma mi è bastato accendere la tv per rendermi conto che non si trattava di una scossa ma DELLA SCOSSA. The Big One. E la aspettavano da tempo. Le notizie e le immagini si susseguivano in modo abbastanza surreale. Sendai non esisteva più. E questo non a causa del terremoto, quanto per lo tsunami, un'onda di 15 metri che si era abbattuta sulla costa, cancellando tutto quanto.
Ma le notizie peggiori dovevano ancora arrivare: lo tsunami aveva gravemente danneggiato la centrale nucleare di Fukushima, causando fuoriuscite radioattive.
A quel punto gli italiani che si trovavano in Giappone hanno formato un gruppo si facebook intitolato "Italiani in Giappone durante il terremoto" per scambiarsi informazioni sulla situazione. Molti volevano tornare in Italia ma i prezzi proposti da Alitalia per il volo erano a dir poco proibitivi. Si parlava di biglietti dal costo di 2500 euro minimo. E' stato lo scandalo. I giornali titolavano "Prezzi gonfiati Alitalia per far rimpatriare i connazionali". Bella figura di merda come sempre. A quel punto l'Alitalia è stata costretta ad offrire posti gratuiti o a tariffe agevolate, ma ormai la frittata era stata fatta.
Contemporaneamente cominciava a farsi sentire il problema di chi aveva acquistato un biglietto per il Giappone per quei giorni e per i mesi successivi e che, per ovvi motivi, non poteva partire. A differenza di tutte le altre compagnie aeree, che hanno rimborsato i clienti che avevano partenze anche fino a maggio, l'Alitalia si è contraddistinta nuovamente per la sua politica scorretta, rimborsando solo quelli che avevano partenza entro il 18 marzo.
A quel punto abbiamo formato un gruppo su facebook, Japan no Yume, costituito appunto da quelle persone che, data la situazione, dovevano rinunciare al viaggio e che volevano il rimborso totale del biglietto. Io ho passato un intero sabato sera a scrivere un documento che riassumesse tutta la situazione da spedire alle principali testate giornalistiche e televisive. Documento sottoscritto da 60 persone con lo stesso problema ed inviato a circa una cinquantina di indirizzi email, tra cui Striscia la Notizia, le Iene, Il Fatto Quotidiano, Indignato Speciale e tanti altri ma da NESSUNO abbiamo ricevuto due righe di risposta.
Intanto l'Alitalia offriva il suo "contentino", permettendo di motificare la destinazione, integrando "solamente" il costo del biglietto. Peccato che dovendo prenotare con così poco anticipo le tariffe promozionali non ci fosserò più e che quindi bisognasse aggiungere diverse centinaia di euro a persona. Ma poi, al di là di tutto, se io voglio andare in Giappone, perchè devo andare da un'altra parte?!!!!
I giorni passavano e la speranza di ottenere un rimborso andavano via via affievolendosi. Noi avevamo messo via l'idea di partire e ci eravamo rassegnati ad aver perso i soldi.
Intanto i media italiani parlavano di una situazione apocalittica: di una nube radioattiva che sarebbe arrivata fino in Italia. Di una Tokyo deserta e al buio. Di giapponesi fuggiti chissà dove. Possibile?!! No. Tutte balle. Balle all'italiana. Per fare sensazionalismo. La verità era ben diversa. La situazione era critica ma non al tracollo. Tokyo non era nè deserta nè al buio, anzi. Una fuga di radiazioni c'era stata ma adesso i valori delle città al di fuori del raggio di 30km era tornato al livello di base.
Il 4 aprile, giorno della partenza, si avvicinava sempre di più e le nostre convinzioni vacillavano. E se partissimo.....?! Un giorno era sì, quello dopo era no. Quanta frustrazione.....
Il 25 marzo ricordo di aver comunicato al lavoro che non sarei partita e che quindi il lunedì successivo ci sarei stata. Poi la svolta. Per lavoro mia madre aveva conosciuto tempo prima un radioprotezionista. Questo signore è stato davvero molto gentile. E' venuto a casa nostra e ci ha un pò spiegato quella che secondo lui era la situazione della centrale di Fukushima. Quali potevano essere i rischi e come potevamo evitarli. Ci avrebbe inoltre dato per il viaggio un dosimetro sotto forma di bracciale che avrebbe fatto poi analizzare al nostro ritorno.
La decisione era presa. Era giovedì 31 marzo.

2 commenti:

  1. Dai, racconta com'è andata.
    Io un po' mi sono pentito di non essere andato comunque. Se fossimo dovuti partire una decina di giorni dopo, quando la situazione si andava chiarendo, probabilmente saremmo andati.

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  2. Ciao,
    anche io sarei dovuta partire i primi di Aprile... e a leggere il tuo racconto sto rivivendo i momenti di smarrimento che ho vissuto allora...
    Ora continuo a leggere il tuo blog per scoprire come è andata a finire!

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