sabato 4 aprile 2009

Anche i ricci piangono


Quando ero piccola io e i miei genitori eravamo soliti trascorrere le vacanze in campeggio. Mi ricordo, come se fosse ieri, di una notte in cui mia madre mi ha svegliato per farmi assistere ad una scena bellissima. Un piccolo riccio si era avventurato fin sotto la nostra veranda per frugare, alla ricerca di cibo, dentro alla borsina del pattume, lasciata in un angolo. Forse era la prima volta che vedevo un riccio così da vicino. Siamo rimaste in silenzio ad osservarlo mentre portava a termine la sua missione per poi allontanarsi zampettando nel loro modo così buffo! I miei genitori mi hanno trasmesso un grande amore per gli animali e mi ricordo di aver soccorso, insieme a loro, un infinito numero di bestilioline bisognose.

Ecco perchè l'articolo apparso sul Venerdì di Repubblica di Febbraio mi ha colpito molto.
"In Europa il 25% dei ricci finisce ogni anno sotto un'auto. Altri vanno in letargo troppo magri e non si svegliano più. In Emilia però c'è una clinica che li aiuta con ecografie, analisi e borse dell'acqua calda."
A Reggiolo ha sede SOS RICCI (http://www.sosricci.it/), una clinica gestita dalla biologa Marina Setti che da anni si occupa del riccio europeo, un animale selvatico assolutamente innocuo che purtroppo però supera difficilmente l'anno di età a causa dei mille pericoli che trova sulla sua strada. La dott.ssa Setti si alza ogni mattina alle 5 per curare e assistere i suoi piccoli malati prima di recarsi al suo vero lavoro. Sì, perchè SOS RICCi non riceve finanziamenti ma tutto si regge sulla Setti che devolve il suo stipendio alla causa per pagare analisi, medicine, latte per gli orfanelli e cibo.
Questa persona ha tutta la mia ammirazione.














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